domenica 7 febbraio 2016

La TAC della UOC di Radiologia riprende la corsa

Si lavora anche di domenica a Polistena. Qualcuno potrebbe chiedersi "perchè ?". La risposta è "per rilanciare la corsa della TAC della UOC di Radiologia del PO di Polistena e per offrire sempre un servizio al top anche a quei pazienti che siamo stati costretti a rimandare per l'ultimo guasto occorso al lettino portapaziente proprio la settimana scorsa e già riparato, per la tempestività di intervento della Casa Madre".
Inutile dire che la squadra ha risposto prontamente al richiamo del sottoscritto, venendo a lavorare anche di domenica, quando i normali lavoratori pubblici riposa e a questa squadra va il mio ringraziamento. 
Abbiamo fatto questo piccolo sacrificio in primis perchè per noi il paziente è al primo posto e va trattato con i guanti, affinchè sia soddisfatto del servizio e ritorni, proprio come fosse una azienda privata ed è questo il punto che mi sta più a cuore e a cui ho mirato in questi anni: lavorare senza alcun risparmio proprio come se fosse la propria impresa privata, anche se i profitti non sono equiparabili a quelli delle aziende private, anche in considerazione del fatto che sovente gli incentivi per la produttività sono distribuiti a pioggia dalle aziende, senza premiare chi effettivamente ha una marcia in più e lavora anche per gli altri,
Certo è che la questa TAC 16 slice, che è un'ottima TAC, quando l'ho trovata aveva fatto veramente pochi esami, mentre adesso ne conta quasi 50.000, quindi sicuramente saremo costretti nel prossimo futuro, ad altri tour de force come quello di oggi: 20 pazienti tra esterni, interni e pronto soccorso, 16 esterni, a cui è stato consegnato il referto seduta stante proprio per non costringerli a venire una terza volta, anche perchè alcuni venivano da fuori.
Avanti così e speriamo che la fortuna ci assista e che la TAC si guasti il più tardi possibile, in attesa che l'Azienda ce ne compri una nuova e più potente.
Sanità "svizzera" in Calabria ? Si può !!!



lunedì 1 febbraio 2016

Un raro caso di Osteopecilia

Fig. 1
Maschio di razza caucasica giunto per trauma. Reperto occasionale di Osteopecilia (Fig.1).

Col nome di « Osteopecilia », letteralmente « osso picchiettato », si indica una forma piuttosto rara di malattia dello scheletro. Dalla iniziale nota di ALBERS-SCHOENBERG, che ha descritto per la prima volta l'osteopatia (1915), osservata casualmente durante un esame radiografico che metteva in evidenza noduli radiopachi sparsi in quasi tutte le ossa, si è quasi sempre parlato di rara « anomalia » della struttura scheletrica ed il relativo quadro radiografico è stato assimilato al gruppo delle manifestazioni osteosclerotiche.
Il termine di Osteopecilia fu coniato da LEDOUX-LEBARD-CHABENEIX-DESSANE nel 1917. Di tale affezione fu descritta una varietà a strie (O. striata) nel 1924 da VOORHOEVE, mentre una forma mista a chiazze e strie era stata osservata per primo dal MOREAU nel 1918. La casistica può essere secondo noi divisa in due periodi: nel primo le osservazioni erano indubbiamente molto rare. In effetti in Italia il Cossu calcolava a 9 i casi pubblicati sino al 1940, mentre il CASUCCIO (1949) aveva modo di osservare solo un caso di osteopecilia a chiazze in mezzo al vasto materiale radiografico dell'I.O.R. riferentesi ad un cinquantennio di attività (300.000 radiografie). Bisogna ricordare inoltre la valutazione dello SCHINZ che considerava circa 100 casi raccolti in tutta la letteratura mondiale. Confermando in questi ultimi anni il carattere di rarità si deve convenire che possiamo individuare però un secondo periodo ad iniziare dal 1950 in cui i casi osservati aumentano considerevolmente di frequenza. BOMBELLI nel 1953 riferisce su due casi familiari di Osteopecilia. DE VULPIAN, KIRSCH e LEVREL nel 1951 rendono noto un caso di Osteopecilia che portò ad individuare l'anomalia in 6 su 15 familiari. MARTINIC nel 1952 riportò un caso isolato. PRZYCHODZKI nel 1953 pubblica un caso isolato inPolonia. Nel 1954 si hanno numerose comunicazioni francesi sull'argomento con DE SEZE, BASSET, LIEVRE, THIERS; HARTIG nel 1955 riporta una ulteriore osservazione, JOCASCH descrive sempre nel 1955 dodici nuovi casi di Osteopecilia associati sovente a turbe cutanee. In effetti la volgarizzazione dell'indagine radiografica ha portato al più frequente casuale riconoscimento di una anomalia dello scheletro» asintomatica che possiamo definire quindi non più estremamente rara, come era nei primi anni del suo riconoscimento nosografico. fn una revisione di tutto il materiale radiografico della nostra clinica abbiamo potuto trovare due casi di tale malattia.
Dal punto di vista anatomo-patologico, dopo aver ricordato SCHMORL (1931), FUNSTEIN e KOTSCHIEW (1936), che si interessarono particolarmente all'argomento, sintetizziamo i caratteri descriti da PELLINO e CALVINO (1940):

Su una particolare forma di addensamento scheletrico ecc.

«) assenza di elementi neoplastici ed infiammatori ;
b) assenza di elementi cartilaginei;
e) presenza di grossi noduli di spugnosa molto più densa che di norma,
isolata dal rudimentale sistema lamellare ;
d) presenza di tessuto osseo a tipo di compatta nei bottoni a situazione
periferica a ridosso della corticale.
L'etiopatogenesi di questa forma particolare di sclerosi ossea, è stata ed è ancora quanto mai discussa. Noi riteniamo interessante ricordare le principali e più frequenti associazioni della Osteopecilia con altre malattie
e deformità perché un'indagine su queste associazioni può sicuramente avere notevole importanza nella scelta di un'ipotesi patogenetica.
Le forme più frequenti osservate in concomitanza alla Osteopecilia
sono state:

1) Dermatofibrosi lenticolare disseminata (BUSCHKE e OLLENDORF, SVAB,
WINDHOLZ, BUSCH).
2) Acondroplasia e vitiligine (GUILLAIN e MOLLARET).
3) Meloreostosi (GRILLI e FAIRBANK).
4) Schisi sacrale.
5) Schisi sacrale con lussazione congenita dell'anca (PACINI).
6) Disturbi vascolari periferici.
7) Lentiginosi (LIEVRE).

Possiamo sin d'ora notare come dall'esame complessivo della letteratura appare evidente ed interessante il frequente associarsi dell'O. ad alterazioni cutanee e turbe vascolari periferiche. Ci occuperemo in seguito di queste particolari associazioni. Le teorie patogenetiche più accreditate sono quelle dell'anomalia costituzionale che ha trovato numerosi sostenitori (anche se l'espressione, fattore costituzionale, non da una spiegazione vera e propria del fatto) e quella dei disturbi vascolari. Quest'ultima appare a nostro avviso la più
ragionevole. Essa prende spunto dall'asserzione di LERICHE che l'ischemia provoca un addensamento della struttura ossea e trova validi sostenitori in FUNSTEIN e KOTSCHIEW (ristrettezza del lume vasale in corrispondenza delle zone di osteosclerosi), in PUTTI che sosteneva l'ipotesi di turbe funzionali congenite dell'innervazione vasale, limitate allo scheletro di un solo arto, a proposito della meloreostosi, ed infine in CASUCCIO che estende la ipotesi patogenetica a tutte le forme di addensamento primitivo dello scheletro. Qualche cenno, da ultimo, all'aspetto clinico di questa malattia che si compendia nei dati dell'esame radiografico, a parte qualche disturbo concomitante (artralgie ecc.) e le associazioni già dette.
L'elemento fondamentale radiografico è rappresentato da noduli densi, radiopachi a contorni generalmente ben delimitati, talora finemente dentellati.
La forma più frequente è quella ovalare, quella tondeggiante, ma si possono avere noduli con forma anulare, lanceolare, fusiforme (i noduli lanceolati e quelli fusiformi hanno in genere il maggior asse nella direzione delle linee di forza della struttura lamellare). Dalla fusione di più noduli possono derivare immagini del tutto irregolari. Queste immagini sono per lo più riscontrabili nelle epifisi delle ossa lunghe, le forme tondeggianti nelle ossa corte.dì presentare i due casi che come già detto abbiamo avuto modo di osservare nella Clinica Ortopedica di Catania.

giovedì 28 maggio 2015

Van Gogh: Pietà (1889)

La rappresentazione della Pietà è il modo assai originale del pittore di voler annunciarsi come nuovo Messia di una nuova corrente artistica, quella dell'impressionismo. Guardando attentamente il Cristo ha barba e capelli rossi come Van Gogh.

giovedì 21 maggio 2015

Il ventricolo intrappolato


Il ventricolo intrappolato,, anche conosciuto come ventricolo isolato, è una condizione in cui c'è un'ostruzione alla via di afflusso e diefflusso del liquido cefalorachidiano attraverso il ventricolo.

Presentation Clinica

La presentazione è quella di un'aumentata pressione intracranica a causa del ventricolo espanso intrappolato.
  • corno temporale intrappolato
    • triade
      • emiparesi dovuta alla compressione dellcapsula interna
      • disturbi della memoria: dovuti alla compressione dell'ippocampo
      • emianopsia omonima: dovuta alla compressione delle anse di Meyer
  • quarto ventricolo intrappolato
    • diplopia
    • atassia
    • nistagmo

Patologia

C'è una secrezione continua di CSF nei ventricoli ma a causa dell'ostruzione si intrappola e non esce più.
Cause
  • plessite coroidea/ventricolite
  • tubercolosi del SNC
  • emorragia che ostruisce le vie d'uscita
  • masse intracraniche
  • cisti intraventricolari
  • complicazione dopo gli shunt ventricolari laterali
Localizzazione:
Può coinvolgere:
  • trigono del ventricolo laterale
  • terzo ventricolo (rara)
  • quarto ventricolo

Caratteristiche Radiografiche

Il ventricolo coinvolto appare come una struttura cistica focalmente dilatatahe involved ventricle appears as a focally dilated cystic structure che segue i segnali del CSF nelt'imaging corrispettivo transezionale. Il restante sistema ventricolare appare normale.
C'è una trasudazione transependimaria di CSF attorno al ventricolo intrappolato.
Un segno del "buco della chiave1 può apprezzarsi in casi di ernia del IV ventricolo intrappolato.



Trattamento e prognosi

Opzioni del management comprendono:
  • traattamento della cauda
  • shunting del ventricolo intrapoolato
Tratto da Radiopaedia.org.

lunedì 11 maggio 2015

Si riparte col contrasto

Non ci ferma nemmeno l'elettronica: La scheda malefica che si è bruciata rendendo inutilizzabile la pompa di infusione del contrasto è stata prontamente ed efficacemente sostituita dalla ditta di assistenza e da oggi, dopo breve pausa, si è ripartiti a tutto gas con gli esami TAC con mezzo di contrasto endovena.




Purtroppo aver a che fare con le macchine comporta che i delicati meccaniscmi di cui sono costituite, possono andare in tilt, come è successo alla scheda qui sopra raffigurata. La TAC della UOC di Radiologia di Polistena ha 8 anni, ed è normale che questi guasti comincino a comparire con maggiore frequenza rispetto al passato. Non ultima la sostituzione del Tubo radiogeno occorsa ad agosto del 2014. Aspettiamo speranzosi che ci comprino una nuova TAC anche perchè, con i volumi di lavoro che abbiamo, con l'ambulatorio esterno, saremmo in grado di ammortizzare la spesa in uno due anni.

venerdì 8 maggio 2015

Caso del Giorno: Addome Acuto

Uomo di età media si presenta con un quadro di addome acuto con leucocitosi neutrofila e addome piatto a "tavola". Viene richiesta una TAC addome senza e con m.d.c. e.v.
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Acquisizione TAC assiale

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Ricostruzioni coronali MPR

Scorrendo velocemente le immagini TAC non si vedono importanti alterazioni, ma in realtà i segni ci sono e a un occhio attento non può sfuggire la presenza di una velatura del grasso del mesololon trasverso e del grasso sottomesocolico ed un ispessimento dei foglietti peritoneali che normalmente non si vedono e se si vedono sono patologici (Fig.1A).

 Fig.1A: Edema del meso e ispessimento dei foglietti peritoneali (freccia) a livello del mesocolon trasverso.
Fig. 1B:  Edema del meso ed ispessimento dei foglietti peritoneali nello spazio sottomesocolico. 

Guardando con attenzione l'esame si rileva una faldina di versamento a livello dello scavo del Douglas (Fig. 2).
Fig. 2: versamento nello scavo di Douglas (freccia).


Valorizzando i segni a livello dei mesi e adottando una finestra per parenchima nel sospetto di una perforazione,  è stato possibile identificare delle bollicine d'aria libera lungo la superficie esterna del fegato e a livello dell'ilo epatico (Figg. 2 A-C).

Fig. 2A: TAC Assiale, bollicine d'aria libera sulla superficie del fegato.

Fig. 2B: TAC Assiale, bollicina d'aria libera.

Fig. 2C: Ricostruzione coronale MPR bollicina di aria libera all'ilo.

Cercando attentamente nelle ricostruzioni coronali si apprezza del liquido lungo l'antro gastrico (Fig. 3).

Fig. 3: Con le ricostruzioni coronali MPR si apprezza una faldina di versamento (freccia breve) lungo l'antro gastrico (freccia lunga).

La nostra diagnosi è stata di "Peritonite generalizzata secondaria a perforazione intestinale alta", confermata al tavolo operatorio dove è stata riscontrata una ulcera benigna perforata dell'antro gastrico.

Anche in questo caso il "dettaglio fa la differenza", piccoli segni possono condurre a diagnosi precise. Nel caso specifico la velatura del grasso mesocolico indica una reazione infiammatoria del peritoneo che reagisce al succo gastrico acido irritante.